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Come
si consuma
Chianti
Classico giovane e riserva
Un
tempo il Chianti Classico era un vino per lo più
consumato giovane, quasi sempre entro un anno dalla
vendemmia. Altri erano i gusti e altre le uve che
formavano questo prodotto e, proprio per accentuare
la sua bevibilità, si ricorreva alla pratica
del governo che, aggiungendo in primavera uve precedentemente
appassite, determinava una nuova fermentazione che
rendeva il prodotto più pronto. Oggi ben di
rado si ricorre a questa costosa pratica, anche perché
è raro che il Chianti Classico nella sua versione
normale venga consumato prima di un anno dalla vendemmia.
Anzi il Consorzio del Gallo Nero ha posticipato la
scadenza di Giugno come minimo a Novembre per l'immissione
sul mercato del vino che si vuole consumare giovane.
Nei primi anni della sua vita il Chianti Classico
ha colore rubino brillante, è profumato, fruttato,
rotondo. Ma il Sangiovese è uva da medio -
lungo invecchiamento: se viene utilizzato in percentuale
molto consistente o in purezza può dare vita
a vini di grande corpo e notevole complessità,
capaci di affrontare non pochi anni di invecchiamento.
Solo le annate più fortunate, che garantiscono
una maturazione delle uve perfetta ed omogenea, e
solo le uve migliori scelte in vendemmia possono dare
vita a questi vini importanti.
Quasi un venti per cento dell'intera produzione di
Gallo Nero viene oggi destinato alla riserva, vino
dal colore rosso cupo tendente al granato, dal profumo
di spezie e piccoli frutti di bosco, dalla struttura
importante, elegante e vellutato. Le uve migliori
vengono destinate alla riserva fin dalla vendemmia
e le loro proprietà si arricchiscono quando
conoscono i legni. Un tempo si utilizzavano grandi
botti in castagno o rovere; oggi si preferisce ricorrere
a contenitori di più modeste dimensioni che
hanno maggiori cessioni dei loro aromi nel prodotto,
si tratti delle barriques francesi oppure delle più
grandi botti in rovere.
Il vino soggiorna nel legno per un periodo più
o meno lungo a seconda delle dimensioni della botte
e poi affronta l'ultimo passaggio prima di affrontare
il mercato: l'affinamento in bottiglia.
L'Etichetta
L'etichetta
dice quasi tutto su quello che la bottiglia contiene.
In primo luogo la denominazione Chianti Classico -
che basta da sola ad indicare il netto predominio
del vitigno Sangiovese - e la specifica di "denominazione
di origine controllata e garantita", ovvero l'iscrizione
del prodotto nel novero dei migliori vini italiani.
Il nome dell'azienda può identificarsi con
quello del vino, per il quale può essere anche
utilizzato un nome di fantasia, oppure l'indicazione
del vigneto di provenienza. Tutto quanto è
scritto in etichetta è dettato in modo scrupoloso
dalla legge: è il caso della gradazione alcolica
e dell'indicazione dell'annata, che se il Chianti
Classico è nella versione giovane sarà
accompagnata, sul collo della bottiglia, dal marchio
del gallo nero con bordo rosso; se il vino è
invece riserva il marchio del gallo nero avrà
un bordo oro.
Sempre per legge non possono essere indicati in etichetta
i vitigni utilizzati e le relative percentuali. Inoltre,
al comune di provenienza del vino deve seguire solo
l'indicazione Italia e non quella della regione.
Espressioni come "imbottigliato all'origine", "prodotto
e imbottigliato", "imbottigliato dal proprietario
viticoltore" significano che il Chianti Classico è
di provenienza dai vigneti dell'azienda. Nel caso
di un Gallo Nero confezionato da un industriale o
un commerciante sarà riportata la scritta "imbottigliato
da".
Il
Gallo Nero in Bottiglia Una
volta arrivato in casa il Chianti Classico deve essere
conservato con grande attenzione.
Ideale è una cantina non umida e dalla temperatura
costante. Anche una stanza può essere comunque
una buona alternativa purché al riparo dalla
luce, dai rumori e dalle fonti di calore. Il vino,
al pari dell'uomo, deve infatti riposare in tutta
tranquillità e soprattutto non si deve dimenticare
che anche in bottiglia è un prodotto che sta
vivendo una lenta evoluzione che gli deve fare acquisire
ulteriore finezza.
E ancora è da ricordare che la bottiglia deve
riposare coricata in modo che il tappo, inumidito
dal liquido, non consenta infiltrazioni di aria che
possono determinare ossidazione.
Dalla longevità di un vino dipende anche il
periodo che può trascorrere in cantina: maggiore
è la sua struttura - è il caso ad esempio
dei grandi vini della riserva - più lungo è
il periodo che potrà soggiornare indisturbato
in attesa di un lieto abbinamento.
Il
Gallo Nero in Tavola Soprattutto
nella tipologia giovane il Chianti Classico si abbina
con facilità ad una grande varietà di
piatti e, se le ricette toscane sembrano essergli
state cucite addosso, non meno facile è l'abbinamento
con i piatti più diversi.
In particolare, le carni rosse cotte alla griglia
sono un ideale compagno per i vini di medio corpo,
dalla tannicità contenuta, mentre vini più
complessi sono da abbinare a carni rosse cotte in
modo più elaborato. Le grandi riserve devono
essere conservate per accompagnare piatti di selvaggina
oppure formaggi stagionati.
Il vino conservato in bottiglia da mesi, se non da
anni, non ha da lungo contatti con l'aria: al primo
impatto può rivelare di essere stato al chiuso
per non poco tempo e aggredire l'olfatto anche con
odori non netti. Per questo, in special modo quando
si tratti di una riserva, la bottiglia deve essere
aperta qualche ora prima di essere servita; se questo
non è possibile si può ricorrere alla
pratica della decantazione, versando lentamente il
vino in una caraffa e quindi permettendogli di ossigenarsi
in tempi rapidi.
Temperature ideali di servizio sono 16/18 gradi; se
più elevate si rischia di soffocare nell'alcolicità
ogni bouquet, se troppo inferiori si squilibra l'acidità.
E' infine importante, quale che sia l'abbinamento,
scegliere il bicchiere giusto: per valorizzare un
vino del Gallo Nero è necessario un calice
a tulipano, con la bocca leggermente a restringersi
per esaltare il bouquet del vino, dal volume più
contenuto per i vini giovani, più ampio per
le riserve.
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