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Un
viaggio nella tradizione gastronomica toscana non può che cominciare
dalle colline del Chianti, ove nel corso della storia, alimenti,
che, tradizionalmente sfamavano i poveri, sono stati nobilitati
a tal punto da diventare prelibati ingredienti della nouvelle
cousine internazionale. Basti pensare a tipicissimi piatti quali
la ribollita, il collo ripieno, i fegatini di pollo, la blasonata
trippa; oppure pensare a ingredienti che anni fa, il mangiarli,
rappresentava quasi una punizione: "mangerai pane secco e cipolle!!!,"
si diceva al figlio che non aveva voglia di studiare; oppure è
buffo pensare adesso al tipico rancio del più scalcagnato esercito
di qualche film anni 50 a base di brodaglia e fagioli. Il detto
di molti anni fa: "Hai mangiato tanto collo di papero" serviva
a far meditare sulla condizione passata dell'interlocutore di
chiara estrazione contadina, del tempo, che, se si allevano i
paperi, chi se li mangiava era il padrone e le frattaglie erano
l'umile pasto del popolo. Di umili origini, ma non di umili preparazioni,
infatti sulle tavole dei migliori ristoranti toscani, i prodotti
dell'antica tradizione contadina sono stati nobilitati dalle mani
esperte di cuochi che hanno fuso le colte modernità in materia
di gastronomia con la tradizione vivida della nostra cultura.
Tutto ciò si nota, non solo sulle tavole dei ristoranti, ma anche
in tutte quelle attività che fanno da contorno alla cucina, tutti
si stanno specializzando nell'offrire al cliente una professionalità
non comune nel coltivare, preparare produrre. E così il macellaio,
l'agricoltore, il fruttivendolo, il panettiere, il venditore di
generi alimentari, tutti uniti per dare quella toscanità tipica
che è dentro di noi. E poi nel Chianti la gastronomia vive in
funzione di uno sposo di riguardo che si veste di rosso: il vino.
Vi proponiamo alcune ricette tradizionali semplici da realizzare...
Iniziamo
il viaggio attraverso le botteghe tradizionali della zona
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